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LIDIA CONETTI: Notti del Bengala


TITOLO: Notti del Bengala
AUTRICE: Lidia Conetti
USCITA ITALIANA: GRS 612, dicembre 2007
GIUDIZIO PERSONALE: 1/5
Calcutta XVIII secolo
Come ogni mattina June Draper, la più ammirata rappresentante della colonia inglese di Calcutta nonché erede di un'immensa fortuna, esce di casa per la consueta passeggiata a cavallo. Ma quel giorno una carrozza nera ferma lungo la strada attira la sua curiosità. Ha appena il tempo di intuire il potenziale pericolo, quando dalla giungla emergono alcuni uomini che, minacciandola con un'arma, la costringono a salire sulla vettura. A differenza di ogni altra fanciulla del suo rango in una simile situazione, la signorina Draper non si perde d'animo e giura in cuor suo di vendicarsi di chiunque le abbia arrecato un tale disagio. Ma chi è il responsabile? L'arrogante gentiluomo inglese appena giunto in città, o il misterioso e affascinante ufficiale indiano dagli insoliti e magnetici occhi azzurri, che ha l'abitudine di comparire nei momenti più inaspettati?
È sempre difficile dire qualcosa di un libro che non ti è piaciuto assolutamente, e questo, purtroppo, è il caso. Già poter riassumere in qualche modo la trama è difficile perchè mi è risultata del tutto incomprensibile, a parte il fatto che mi sono ritrovata frequentemente a distrarmi perchè mi risultava troppo noiosa. Allora, si svolge, come si intuisce dal titolo, in Bengala, colonia inglese dove la giovane June Draper risulta la fanciulla più corteggiata con tanti uomini che aspirano alla sua mano e utilizzano strumenti più o meno leciti per conquistarla. Ma lei risulta essere affascinata da un giovane maomettano (così lo definisce il testo, non ho capito se arabo o meno). La passione è reciproca, ma la loro storia d'amore è ostacolata sia a causa degli altri pretendenti che a causa di fraintendimenti. Cerco di chiarire perchè questo libro decisamente non mi è piaciuto:
  • Molti momenti della trama sono piuttosto ingenui,oltre che poco comprensibili, non servono assolutamente a dare un bello sviluppo alla storia. Ad esempio, la protagonista non fa che essere rapito con tentativi che si aggiungono ad altri. Il primo tentativo di rapimento, poi, non si capisce proprio quale funzione abbia; nei successivi abbiamo addirittura dei tentativi di rapimenti incrociati, alla fine dei quali lei ne esce fuori tranquillamente, serenamente, compostamente, senza colpo ferire, senza neanche grandi conseguenze sulla sua reputazione. E tu, lettrice, ti ritrovi lì a chiederti perchè hai dovuto leggere 20-30 pagine se poi non è successo nulla...
  • La protagonista è proprio insopportabile è, dal mio punto di vista, un personaggio del tutto incolore, senza spessore, senza sfaccettature. Non posso dire di meglio neanche del suo partner. Una coppia del tutto dimenticabile.
  • Il libro indugia troppo in alcuni passaggi assolutamente didascalici e insopportabili: ti interrompono la trama, che già è piuttosto esiguo per farti conoscere momenti della storia e aspetti della cultura bengalesi non richiesti, perchè non stai leggendo un trattato di etnologia, ma un romanzo che dovrebbe essere d'amore.
  • Vogliamo parlare della copertina? È bruttissima, con questo profilo piuttosto sbiadito e questa massa di riccioli che sembrano drappeggi di una tenda.
Elementi del libro che mi sono piaciuti? Non pervenuti.

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ELENA GREENE: La donna mascherata


TITOLO: La donna mascherata
AUTRICE: Elena Greene
TITOLO ORIGINALE: Lady Dearing's Masquerade
USCITA ITALIANA: I Romanzi 995, marzo 2012
GIUDIZIO PERSONALE: 3/5
NON SAPEVA CHE FOSSE LEI LA DONNA CHE CERCAVA
Dopo aver baciato uno sconosciuto a un ballo mascherato, Livvy, lady Olivia Dearing, viene additata come la vedova più licenziosa del ton. Con la reputazione a pezzi, e il cuore tormentato dal ricordo di quel bacio, Livvy si ritira in campagna, dove si prende cura di alcuni orfanelli. Due anni dopo, Jeremy Fairhill, uno degli amministratori del brefotrofio, viene a sapere che alcuni bambini sono stati affidati a una vedova dalla dubbia moralità e si affretta a indagare. Vedovo da anni, in lui è ancora vivido il ricordo della donna misteriosa che, una sera lontana, aveva baciato a un ballo in maschera. E l'incontro con Livvy riaccende una passione che rischia di condurli allo scandalo...
Scopriamo con questo libro una nuova autrice che potrebbe avere un seguito interessante in quanto sembra far trasparire buoni spunti.
La storia, tutto sommato, ha degli aspetti interessanti se non specificamente originali.
Tutto inizia durante un ballo in maschera in cui si incontrano per la prima volta i due protagonisti, senza conoscere l'identità l'uno dell'altra, e c'è un bacio tra di loro. Purtroppo, in conseguenza di ciò, la reputazione di lady Olivia Dearing viene compromessa e diventa la donna più chiacchierata di tutta la buona società, nonostante lei si sia rifugiata in campagna e viva isolata. Sir Jeremy Fairhill fa parte del consiglio di amministrazione del Foundling Hospital, un grande orfanotrofio e intende prendere da esso una bambina che, ha scoperto, stava particolarmente a cuore alla defunta moglie. Si stupisce nello scoprire che la bambina e altri quattro ospiti dell'orfanotrofio sono stati affidati alla famigerata lady Dee. Si reca da lei in campagna per poter prendere la piccola Mary e anche per controllare che la collocazione dei bambini sia consona. Pian piano Jeremy si inserisce nella quotidianità della casa e sviluppa, oltre l'affetto per i quattro bambini, anche un tenero sentimento e una forte attrazione per Olivia. Ma la loro relazione ha troppi ostacoli: la donna rischia di compromettere il buon nome di Jeremy e del brefotrofio, oltre il fatto che entrambi hanno un passato così doloroso alle spalle che trovano difficile abbandonarsi al sentimento dell'amore.
Di questo libro mi sono piaciuti:
  • alcuni aspetti abbastanza originali della storia d'amore e non solo: non è la classica storia passionale, tutta fuochi d'artificio e grandi contrasti ma è molto dolce, anche se non molto graduale, nel senso che l'amore sembra scatenarsi quasi subito.
  • Mi è piaciuto moltissimo il protagonista maschile, nonostante non sia della tipologia dell'uomo alfa, che è sempre il mio preferito. È un uomo dolce e comprensivo, molto ferito da una tragedia familiare relativa ai genitori. Ha cercato un amore tranquillo nel primo matrimonio, ma anche quello l'ha ingannato e fatto soffrire. Nonostante ciò, ora non si vergogna a mostrare i propri sentimenti a Olivia, nonostante questa lo ferisca con un rifiuto.
  • Mi è piaciuto il modo di descrivere la condizione della donna: fortemente limitata nella sua libertà. Olivia non solo non può disporre con assoluta libertà dei suoi averi, ma è costretta a vivere in isolamento perchè la società l'ha marchiata come donna disonorevole. Non è, cioè, una di quelle protagoniste che sembrano tolte dal XXI secolo e collocata di un paio di secoli prima, è perfettamente adatta al contesto.
Al contrario:
  • Non mi sono piaciuti i cosiddetti ostacoli che si pongono alla realizzazione della felicità dei protagonisti: la cattiva reputazione di Olivia che potrebbe compromettere Jeremy e il suo operato per l'orfanotrofio, oltre che a determinare la separazione dai bambini. Probabilmente ragiono con una mentalità moderna, ma poi vorrei anche sottolineare come questi ostacoli vengano rimossi piuttosto rapidamente e senza grandi problemi. Allora è come se il romanzo si fosse trascinato inutilmente.
  • Non mi sono piaciuti i cattivi: sono degli inetti e non sono per nulla adeguati al loro compito. Sono maldestri nella loro azione. Riescono a essere incisivi solo perchè i protagonisti enfatizzano il loro potere.
In conclusione, consiglio la lettura di questo libro, non è male, ma non vi aspettate nulla di trascinante e avvincente.

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LAURA DAVE: Ti aspetterò per sempre (ma non metterci troppo)


LAURA DAVE: Ti aspetterò per sempre (ma non metterci troppo)
Sono passati tre anni da quando Emmy Everett, fuggita poco prima delle nozze, si è rifugiata in un paesino del Rhode Island per cominciare una vita indipendente. Ora deve ritornare a casa dei genitori a New York e partecipare al matrimonio del fratello Josh. Ma questi, a poche ore dal grande passo, le confida di non essere più sicuro. Dopo l'inaspettata rivelazione, Emmy decide di aiutare Josh a prendere la decisione giusta, quella stessa a cui lei stessa si è sottratta.
Commedia agrodolce che parla d'amore, ma soprattutto romanzo di formazione Ti aspetterò per sempre (ma non metterci troppo) è stato accolto negli Stati Uniti come un caso letterario e ha già incantato decine di migliaia di lettrici anche in Italia.
Non so di preciso cosa scrivere di questo romanzo perchè non mi ha proprio esaltata, ma non posso neanche dire che sia stata una lettura penosa. L'idea di fondo, diciamo, era buona, anche se, secondo me, è stata realizzata in maniera troppo approssimativa.
La vicenda si svolge in tre giorni, l'arco di un week end che dovrebbe culminare con il matrimonio di Josh e Meryl. La nostra protagonista, Emmy Everett, è la sorella della sposa, costretta a tornare a Scarsdale, la sua cittadina d'origine, dopo tre anni da quando cioè, ha lasciato Matt, il suo fidanzato, poco prima delle nozze per rifugiarsi a Rhode Island in un paese di pescatori. Da quel momento ha lavorato a un documentario sulle mogli dei marinai che non arriva mai alla fine. Per lei ritornare alla sua cittadina è un momento difficile. A peggiorare la cosa, arriva la notizia del fratello che non si sente più pronto al grande passo, soprattutto perchè, scopre Emmy, è innamorato di un'altra donna.
Questi tre giorni potranno essere lunghissimi, soprattutto perchè saranno un'occasione per poter ripensare alla propria vita e alle proprie scelte. Emmy, ad esempio, capirà che l'aver lasciato Matt di soppiatto e non aver chiarito con lui i problemi l'ha portata a non chiudere definitivamente con lei e di avere, in realtà, passato gli ultimi tre anni ad aspettarlo, proprio come facevano quelle mogli che intervistava. In questo modo è come se avesse lasciato la sua vita in un limbo sospeso. Trovarsi di fronte Matt e scoprire che lui, invece, nel bene o nel male, è andato avanti con la sua vita è, probabilmente, una delle molle che fa scattare in lei la consapevolezza. Insieme anche alla visione della difficoltà in cui si dibatte il fratello, senza saper fare una scelta, e la presenza del vecchio amico Berringer.
Di questo libro mi è piaciuta l'idea di base, anche se trovo che poi non sia stata realizzata in maniera adeguata.
Ho trovato interessante l'analisi del risvolto psicologico delle scelte di vita della protagonista, il gioco di scelte consce e inconsce ben descritte dall'autrice. Il tutto, però, secondo me, è stato sviluppato in maniera superficiale: è come se ci fosse molta carne al fuoco, ma che questa venga sviluppata solo parzialmente. Ci sarebbero diversi personaggi e diverse situazioni di cui sarebbe valsa la pena avere maggiori conoscenze.
Tutto ciò mi ha mantenuto, alla fin fine, piuttosto indifferente rispetto ai personaggi del libro.
Non mi sento di consigliarne la lettura.

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PAM JENOFF: La ragazza di Cracovia


TITOLOLa ragazza di Cracovia
AUTRICE: Pam Jenoff
TITOLO ORIGINALE: The Kommandant's Girl
USCITA ITALIANA: GRS Special 81 novembre 2007
GIUDIZIO PERSONALE: 3/5
In una Cracovia sconvolta dall'occupazione nazista, Emma e Jacobs, giovani ebrei, sono costretti a separarsi dopo poche settimane di matrimonio. Lui si unisce alla resistenza mentre per lei inizia la difficile vita del confinamento nel ghetto. Ma quando, nel cuore della notte, viene fatta fuggire e portata da una parente cattolica di Jacobs, Emma deve assumere una nuova identità – sotto il nome di Anna Lipowski. La situazione già precaria si complica appena conosce un alto ufficiale nazista, granitico e affascinante, che la assume come sua assistente. Indotta dalla resistenza a sfruttare la propria posizione per ottenere accesso a informazioni riservate, Emma deve compromettere la propria sicurezza, e i propri voti nuziali, per aiutare la causa di Jacob. E mentre le atrocità dell'Olocausto si intensificano, si fa più intenso anche il rapporto di Emma con il Kommandant. Del resto, questi sono tempi in cui le lealtà sono messe alla prova. Tempi che esasperano fragilità ed eroismi umani, e in cui le sfumature di grigio, tra il bianco e il nero, sono infinite...
Un romanzo ambientato nella Polonia della seconda Guerra Mondiale, che è anche una storia d'amore e coraggio. I dettagli storici sono precisi ed evocativi, mentre la vicenda sentimentale struggente e appassionata è di quelle che fanno rimanere ancorati alla lettura fino all'ultima pagina.
Come si può ben capire dalla trama, questo è un libro estremamente drammatico ambientato nella Polonia devastata dall'occupazione nazista.
La protagonista è Emma, una giovane ebrea di Cracovia, appena sposata con Jacob, quando la loro vita viene sconvolta dalla guerra. Il marito, infatti, la lascia per unirsi alla resistenza. Emma, dopo un periodo vissuto nel ghetto, viene fatta fuggire e portata da Krysia, zia cattolica di Jacob. Da lei Emma acquisisce la nuova identità di Anna e attira l'attenzione e l'interesse del Kommandant nazista Georg Richwalder. Per aiutare la resistenza Emma/Anna accetta di fargli da assistente personale e diventa la sua amante in modo da poter accedere a informazioni riservate. Emma/Anna accetta con difficoltà questo ruolo perchè comporta il tradimento nei confronti del marito, ma soprattutto perchè la vicinanza con il Kommandant scatena in lei sentimenti inattesi.
Questo libro ha vari aspetti positivi ma non nego che ci sono stati anche alcuni elementi che mi hanno disturbata.
Intanto è innegabile la puntuale e ottima ricostruzione del contesto storico: la guerra in Polonia, l'occupazione nazista, i collaborazionisti, la resistenza ma soprattutto la difficilissima condizione degli Ebrei che si andava sempre più aggravando. Si capisce l'avvicinamento alla cosiddetta "Soluzione finale": dal rinchiudere gli Ebrei nel ghetto, farli lavorare nei campi di lavoro con delle esecuzioni sommarie, alla pianificazione dello sterminio con l'apertura di Auschwitz.Questo tema è sempre molto toccante e fa sviluppare nel lettore un moto di compassione e di solidarietà per un popolo che ha subito uno dei più atroci crimini contro l'umanità registrati dalla Storia.
A questo aggiungerei l'ottimo stile dellì'autrice, capace di far rivivere e di far partecipare il lettore a quel clima di paura, di sospetto, di sotterfugio; con l'illuminanzione finale di una qualche speranza per il futuro.
Non nego, però, che la protagonista, a volte, può far saltare i nervi: sicuramente l'ambiguità in cui è costretta a vivere non suscita immediatamente la solidarietà del lettore. A onor del vero, trovo che l'autrice abbia fatto una scelta coraggiosa nell'attribuirle sentimenti anche per il comandante nazista. Allo stesso tempo non mi pare convincente su quale misura di sentimenti provasse per il marito e quale per l'amante. L'autrice ci vuole far capire che è una donna scissa in due, così come sono due le sue identità, e ciascuna di esse vive una vita dissociata dall'altra. Alla fine deve fare, però, una scelta. Non bisogna, però, negare che al di là di questa complessità psicologica, la protagonista risulta esasperante per la sua incoscienza, la capacità di complicare le cose, aggravata dal fatto che questo può comportare conseguenze sulle vite delle altre persone.
Un ultimo punto di disappunto è che non si trova un adeguato coprotagonista: Jacob sparisce quasi subito e aleggia come un fantasma, alla fine è quasi patetico nel ruolo di marito tradito la cui condizione tutti conoscono tranne l'interessato. Dall'altra, il Kommandant ha una personalità complessa e si intravede abbastanza, ma è piuttosto stereotipato nel cliché del nazista immerso nel Male che finge di non vedere ciò che ha sotto il naso. Il suo passato tragico doveva, forse, essere meglio investigato.
Alla fine di tutto ciò, però, mi sento di consigliare la lettura di questo libro.

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ANNIE BURROWS: Una proposta inattesa


TITOLO: Una proposta inattesa
AUTRICE: Anne Burrows
TITOLO ORIGINALE: The Viscount and the Virgin
USCITA ITALIANA: GRS 819 marzo 2012
GIUDIZIO PERSONALE: 4/5
Inghilterra, 1815
Imogen Hebden sa di non essere il diamante del ton, ma piuttosto una goffa e maldestra zitella, e che quella Stagione, la sua ultima possibilità di trovare marito, sarà sicuramente un disastro. Quale corteggiatore può infatti essere attratto da lei, che ha ventiquattro anni ed è senza dote? Poi, inaspettatamente, il Visconte di Mildenhall chiede la sua mano. Ma anche una fanciulla inesperta come lei si rende conto che il più affascinante, ricercato e arrogante libertino di Londra che ha troppa fretta di convolare a nozze. Così, per scoprire che cosa le nasconde, Imogen decide di assecondarlo e di stare a vedere...
Quando ho preso questo libro non sapevo che si trattava di una serie già iniziata. Infatti nel libro si parla di uno scandalo accaduto diversi anni prima e che vede ancora coinvolti gli eredi dei protagonisti. L'antefatto è spiegato abbastanza bene quindi non è strettamente necessario aver letto i precedenti, ma ci sono comunque riferimenti ai protagonisti di altri romanzi, che ho trovato un po' difficile collocare al loro posto e capire quali vicende li hanno caratterizzati. Protagonista di questa storia è Imogen Hebden: suo padre è stato al centro dello scandalo in quanto vittima uccida sall'amante della moglie nonché amico che è stato, a sua volta, processato e impiccato. Le due famiglia hanno subito le conseguenze dello scandalo: la madre di Imogen ha sposato uno studioso più anziano di lei. Ma alla morte della madre e di suo marito, Imogen si è trovata sola e priva di mezzi perché il patrigno non l'aveva mai riconosciuta e non le ha lasciato niente. Mandata, praticamente, via di casa, viene accolta dalla zia che tenta di farle trovare marito. Imogen, però, non è abituata ai salotti, nè ai bei vestiti e alle acconciature, quindi continua a fare delle gaffes, la più clamorosa è l'incontro/scontro con il Visconte di Mildenhall. Vernon Claremont Visconte di Mildenhall non reagisce bene quando la ragazza le versa addosso un bicchiere di vino, soprattutto perché pensa che sia una delle solite mosse per attirare la sua attenzione. Ciò che gli dà ancor più fastidio è il fatto che si ritrovi sempre di fronte quella ragazza, ma che soprattutto lui sia mosso da un impulso irrefrenabile di baciarla. È ancor più sorpreso quando scopre che lei è la sorellastra del suo amico e commilitone Rick. Ad un certo punto, decide di chiederle la mano, convinto soprattutto che la sua inadeguatezza come viscontess afarà storcere il naso al padre, anche se non può evitare di pensare che sia mosso dal desiderio di averla.
Entrambi i protagonisti hanno alle spalle un passato familiare piuttosto tormentato, entrambi non sono stati molto ben voluti dai loro genitori, men che meno dalle madri. In Imogen predomina il senso di solitudine che la spinge a cercare l'affetto nella zia, nel fratellastro ricomparso, nel marito. In Monty, invece, i dolori del passato portano a soffocare i sentimenti e, soprattutto, a fuggire da quelli sempre più forti che teme di provare per la moglie.
La trama, come vedete, non è particolarmente originale, assomiglia a tantissimi Regency con la protagonista goffa ed emarginata che, non si sa come, riesce ad accallappiare il libertino della Stagione. Il tutto, però, è scritto in maniera talmente scorrevole, anche con un'alternanza sapiente di momenti leggeri e altri drammatici, che si va avanti tutto d'un fiato.
Evidenti i segni di un prossimo capitolo, probabilmente su Stephen fratello zingaro di Imogen con la risoluzione del mistero del passato, di cui sono già state gettate le basi.

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