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KEITH GRAY: Quel che resta di te


Dopo il funerale ipocrita e deprimente di Ross, Kenny, Sim e Blake sentono di dover fare qualcosa di speciale per il loro migliore amico. Rubano così l'urna contenente le sue ceneri e affrontano 261 miglia per portarla in uno sperduto paesino della Scozia. Era il viaggio che Ross avrebbe da sempre voluto fare. Durante questo rocambolesco percorso, i tre ragazzi realizzeranno l'effetto che l'amico ha avuto sulle loro vite e quanto ancora conto per loro, ma dovranno anche confrontarsi con una sconvolgente verità che nessuno di loro aveva voluto vedere...
Questo è un romanzo di formazione rivolto ad un pubblico adolescenziale. La trama è piuttosto bizzarra per quanto riguarda il punto di partenza perché vede un gruppo di tre amici: Blake, la voce narrante, Sim e Kenny addolorati e arrabbiati per la morte del loro migliore amico, Ross, in seguito a un incidente stradale. Hanno bisogno in ogni modo di scaricare la frustrazione per la perdita subita e la loro prima soluzione è quella di vendicarsi di coloro che hanno reso terribile le ultime settimane di vita del loro amico. Poi capiscono che hanno necessità di omaggiare realmente Ross e si ricordano del suo progetto di visitare la cittadina scozzese sua omonima. A questo punto decidono di impossessarsi dell'urna che contiene le ceneri di Ross e di portarla a Ross. Durante il viaggio i tre ragazzi debbono affrontare diverse avventure e disavventure, alcune più verosimili di altre. E nel percorso capita loro di conoscere ulteriori verità sul loro amico e anche su loro stessi.
Come dicevo, si tratta del classico romanzo di formazione con protagonista degli adolescenti. Nel loro caso la maturazione li porta a una maggiore conoscenza di loro stessi, delle proprie colpe, anche nei confronti dell'amico scomparso.
Il libro è molto scorrevole e di facile lettura, anche per il pubblico di una fascia d'età intorno ai 14-15 anni a cui è rivolto. L'immagine che viene data dagli adolescenti è abbastanza realistica: i tre ragazzi sono impulsivi, in rotta di collisione con il mondo degli adulti, desiderosi di conoscere il mondo, ma anche confusi e decisamente pasticcioni. Pur partendo da una premessa, diciamo così, un po' macabra, non mancano i momenti divertenti e spensierati.
Francamente se dovessi consigliare a dei ragazzi la lettura di un romanzo di formazione, mi orienterei verso qualcosa d'altro.

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GERALYN DAWSON: Il rubino stregato


TITOLO: Il rubino stregato
AUTRICE: Geralyn Dawson
TITOLO ORIGINALE: Her Outlaw
USCITA ITALIANA: GRS Special 86, gennaio 2008
Inghilterra – Texas, 1897
Alle soglie dei trent'anni, Emma McBride si è stancata di fare la brava figlia, la brava sorella, la brava insegnante. Ha voglia di avventure, di tornare a essere la “Peste” di un tempo. E quando incontra a Londra l'affascinante Dair MacRae, come nei nato in Texas ma di origini scozzesi, sembra proprio che il suo sogno possa avverarsi. Dair è bellissimo, intelligente, arguto e... mascalzone. Una combinazione letale per una donna in cerca di avventure! La passione divampa al primo sguardo, ma dopo una notte di fuoco lui si volatilizza insieme al prezioso rubino di Emma. Così, per riprendersi il gioiello e l'uomo che ama, l'audace signora McBride si ritrova coinvolta in una girandola di eccitanti avventure che attraverso l'Inghilterra e la Scozia la ricondurranno a casa, nel Texas, e al leggendario Tesoro delle sorelle.
Quanto ho carinamente detestato questo libro! Non me l'aspettavo perché i precedenti libri di questa serie mi erano piaciuti molto. Non so se dipenda dal fatto che sia passato parecchio tempo da quando li ho letti e, magari, i miei gusti sono passati oppure perché in effetti questo è meno appassionante. Non posso dire che sia scritto male o che l'autrice sia stata meno brava del solito, probabilmente ero io meno propensa a leggere questo tipo di storia. Per sommi capi, la terza sorella McBride, Emma McBride, ha deciso di svestire i panni della brava ragazza e di vivere la propria avventura e l'incontro con Alasdair MacRae sembra cadere a fagiolo. Lui è un uomo bello e affascinante che sembra essere la risposta a tutti i suoi desideri. Di fronte alla sua opera seduttiva Emma non oppone grosse resistenze e passa con lui un'appassionata notte d'amore, ma la mattina dopo, al suo risveglio, scopre che Dair è andato via portandosi la sua collana con rubino. Chiaramente lo insegue e, insieme, rimangono coinvolti in una misteriosa caccia al tesoro che li vedrà coinvolti in un omicidio e che li costringerà a tornare in Texas, dove Dair le rivela anche il motivo della sua urgenza, cioè una malattia che lo porterà presto alla morte.
Di questo libro mi è piaciuto:
  • Alcuni passaggi sono molto commoventi, soprattutto quando Emma scopre la malattia di Dair e si rinnova per lei il dolore che aveva già provato con la morte del marito Casey. Per lei è quasi una condanna dover perdere la persona che ama un risvolto della sfortuna che perseguita la sua malattia. Stavolta Emma potrebbe non riprendersi più.
Di questo libro non mi è piaciuto:
  • Non mi è piaciuto il fatto che la trama sembrava particolarmente ingarbugliato, sia perchè si intrecciano un po' troppi motivi, sia perché c'erano continuamente i riferimenti agli altri due volumi della trilogia. Addirittura l'apertura intrecciava questo libro al secondo perché l'incontro tra i protagonisti si svolge durante la storia relativa a Kat.
  • Ho trovato questo libro di un pesante! I toni drammatici, la continua azione. Non l'ho trovata una lettura veloce, né piacevole, mi deprimeva dopo poche pagine.
  • Ho trovato poco coinvolgenti i personaggi. Nonostante ci fossero le premesse, ritengo che la loro psicologia sia poco sviluppata perché sono troppo impegnati ad agire. Nonostante ci siano particolari che ci fanno dire che Emma sia emotivamente fragile perché ha subito dei grandi dolori nella sua vita, in realtà nel corso del libro questo emerge solo in maniera superficiale. Così come alcuni aspetti del carattere di Dair, il suo attaccamento all'orfanotrofio, i suoi sentimenti sia nei confronti della madre che rispetto ad Emma sono poco chiari.
  • Ho trovato il finale assurdo! Il cattivo eliminato, in modo rocambolesco. In maniera altrettanto avventurosa viene trovato il tesoro, che in realtà è una chiave di una cassetta bancaria che contiene la chiave della ricostruzione di una stanza (!!!), e poi tutta la truppa di matti McBride scopre cosa sia il tesoro.
Mi è proprio dispiaciuto che, a mio parere, una serie così carina si sia conclusa in modo così deludente.
Serie Sorelle McBride
  • Il vestito maledetto
  • Il mistero della collana
  • La collana di smeraldi
  • Il rubino stregato

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CATHERINE MARCH: Il campione del re


TITOLO: Il campione del re
AUTRICE: Catherine March
TITOLO ORIGINALE: The King's Champion
USCITA ITALIANA: GRS 619, gennaio 2008
GIUDIZIO PERSONALE: 4/5
Inghilterra, 1295
Nel cuore di Eleanor Raven di Ashton, fin dall'infanzia, c'è posto solo per un uomo: Troye de Valois, cavaliere del re. Ma il valoroso campione di EdoardoI per molti anni non si accorge neppure della fanciulla, finché non ne compromette involontariamente l'onore salvandola da una vile aggressione. Per impedire che l'onta distrugga la reputazione della giovane dama, il re ordina a Troye di farne la sua legittima sposa. E così quello che Ellie credeva il sogno della sua vita si trasforma in un incubo, perchè lui, ancora perdutamente innamorato dell'adorata prima moglie, la tratta con rude freddezza. Tutto sembra perduto, e quando Troye parte per andare a combattere in Scozia, Eleanor decide di fuggire da quel tetro castello in cui non c'è posto per lei. Poi però gli eventi precipitano...
Un medievale che, pur prendendo le mosse da una trama piuttosto tradizionale, riesce a svilupparla in maniera originale. È il primo romanzo che leggo di quest'autrice, ma l'ho trovata davvero piuttosto brava.
La vicenda per una certa parte del romanzo è piuttosto complessa e proverò a riassumerla. La protagonista assoluta di questo romanzo, Eleanor Raven di Ashton, incontra per la prima volta Troye de Valois, nobile guerriero, in un torneo e immediatamente si innamora di lui per il suo aspetto, il suo coraggio e la sua gentilezza. Peccato che in quella stessa occasione Troye chieda il permesso di sposare un'altra donna. Passano quattro anni e Eleanor non pensa minimamente al matrimonio. Nonostante ciò, il padre ritiene opportuno riportarla a corte per cercare, invece, l'opportunità di un'unione vantaggiosa. A corte Eleanor incontra nuovamente Troye che, però, trova profondamente mutato: ora è un uomo ferito, chiuso nel suo dolore per la mogli morta. Continua, però, a essere un cavaliere nobile e coraggioso tanto da difendere Eleanor in una situazione incresciosa che, però, li costringerà al matrimonio. Troye deve sposarla suo malgrado, ma non riuscirà ad amarla e a condividere realmente con lei la sua esistenza. Eleanor cercherà di affrontare questo grande dolore e cercherà di attirare suo marito alla vita, cosciente di lottare contro un fantasma troppo ingombrante: quello della moglie defunta.
Di questo romanzo mi è piaciuto:
  • Mi è piaciuta, in generale, la trama perché l'ho trovata condotta in maniera piuttosto originale. Non è la prima volta che leggo un romance in cui uno dei due protagonisti piange ancora un amore perduto, ma in questo caso la chiusura di Troye è assoluta, il suo cuore impenetrabile. La povera Eleanor è costretta a soffrire per buona parte del libro, forse anche un po' troppo. Al di là di questo tema, la trama è molto articolata e complessa, con la presenza di molti personaggi secondari ben delineati e anche con precisi riferimenti al contesto storico.
  • Mi è piaciuto il motivo dell'amore fortissimo e imperituro di Eleanor. Il suo amore per Troye nasce a prima vista e potrebbe sembrare il capriccio di una ragazzina invece resiste nel tempo e alla lontananza. E resiste anche alla freddezza del marito. Ogni tanto mi chiedevo come facesse a sopportare i suoi continui maltrattamenti, quell'ignorarla che era anche più duro che sopportare dell'astio. Per fortuna, ogni tanto, Eleanor faceva scattare un po' di carattere, altrimenti sarebbe sembrata una protagonista ai limiti del masochismo.
  • Mi è piaciuto molto come l'autrice ha saputo rendere la psicologia dei personaggi. Attraverso varie sequenze riflessive si è in grado di capire cosa passi nella mente dell'uno e dell'altro e come mai agiscano in un determinato modo. Chiaramente, tra i due la psicologia più complessa è quella di Troye perchè appartiene a un animo ferito che non accetta la vita. Peccato che a lui siano dedicate meno pagine rispetto a Eleanor, avrei voluto vedere meglio delineato e sviluppato il suo percorso interiore.
  • Mi è piaciuto lo stile dell'autrice, molto equilibrato, niente affatto pesante. Riesce a gestire bene tanto le descrizioni, quanto le ricostruzioni storiche, quanto lo sviluppo psicologico dei suoi personaggi e le vivaci scene dialogate. Insomma non è per nulla statico, né noioso.
Non mi è piaciuto:
  • Avrei preferito un po' più attenzione per Troye perché secondo me poteva farlo diventare un personaggio ancora più interessante. Ad esempio, descrivendo meglio le sue paure, i suoi rimorsi e facendoci capire meglio come arriva a innamorarsi della protagonista. Invece questo non si capisce bene e solo nell'epilogo pronuncia parole d'amore per la moglie.
Libro davvero bello, consigliato!

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HELEN DICKSON: Prigioniera del conte


TITOLO: Prigioniera del conte
AUTRICE: Helen Dickson
TITOLO ORIGINALE: Traitor or Temptress
USCITA ITALIANA: GRS 618 gennaio 2008
GIUDIZIO PERSONALE: 3/5
Scozia, 1698
Da tempo immemorabile il clan dei McBryde combatte contro quello dei Monroe una sanguinosa faida a cui la giovane e sensibile Lorne cerca invano il modo di sottrarsi. Iain Monroe, tuttavia, l'ha sempre considerato responsabile della morte del fratello David e proprio per questo lei è stata costretta a lasciare la sua casa e la sua famiglia e cercare rifugio presso una parente che vive nei pressi di York. Non appena ritorna in Scozia, sette anni dopo, la vendetta del clan nemico si abbatte ineluttabile su di lei. Rapita nel cuore della notte, viene tenuta prigioniera nel castello di Norwood da Iain. A nulla valgono le accorate dichiarazioni di innocenza di Lorne: l'orgoglioso conte non vuole ascoltarla... Perchè non può fidarsi di lei e men che meno dei suoi magnifici occhi verdi, troppo seducenti per essere sinceri!
Primo libro della Dickson che leggo e, devo dire, che non lo considero affatto male come esordio. È un classico romance scozzese tutto incentrato sulle faide tra i clan. In questo caso, una famiglia delle Highlands, i McBryde, contro una famiglia delle Lowlands, i Monroe, a seguito dell'uccisione del giovane David Monroe. In realtà, il ragazzo è stato trovato, ferito da una banda di razziatori, da Lorne McBryde che ha cercato, inutilmente, di curarlo. Quando il suo corpo viene scoperto dalla famiglia della ragazza, il giovane viene ucciso e quando arriva Iain Monroe trova solo il cadavere del fratello e si convince che la bambina sia stata responsabile della sua sorte. Inorridita dalla faida, Lorne va a vincere in Inghilterra dalla nonna, per tornare sei anni dopo perchè i fratelli l'hanno findanzata al loro vicino. Iain intercetta, però, il suo ritorno così che la rapisce in cambio della resa della sua famiglia. La loro convivenza è difficile perchè caratterizzata da un guazzabuglio di sentimenti: rancore, vendetta, paura ma anche tanta attrazione. Sarà difficile per entrambi venire a patti con questi, senza provare un profondo rimorso e un senso di tradimento rispetto ai propri cari vivi e defunti.
Di questo libro mi è piaciuto:
  • Mi è piaciuta, in generale, la trama, ma quando c'è la Scozia di mezzo io sono proprio di parte perchè sono affascinata dalle storie di faide. In questo caso abbiamo anche la rivalità fra le più selvagge Highlands e le più accomodanti e vicine al potere inglese Lowlands. Chiaramente quando c'è di mezzo una faida, la storia d'amore è sempre impossibile ma, come sempre, la forza dell'amore ha la meglio. Non sarà una trama particolarmente originale, ma mi coinvolge sempre.
  • Mi è piaciuto il ritmo veloce che l'autrice ha impresso alla storia, probabilmente ulteriormente accentuato dai tagli della traduzione. Il ritmo è incalzante, ma sospeso con equilibrio dalle riflessioni dei personaggi.
  • Mi è piaciuto molto, come sempre avviene, il rapporto conflittuale tra i protagonisti. Mi piace quando inizialmente, come in questo caso, i protagonisti litigano e si punzecchiano, in questo caso sono separati da una guerra vera e propria. Forse non ci sono quelle scherzose ripicche che sono tra le mie preferite in assoluto, ma Iain ha quella giusta dose di dispotismo che lo rende molto interessante.
Non mi è piaciuto:
  • Non mi sono piaciuti certi passaggi un po' troppo ingenui della trama. Sono dei punti della trama in cui una svolta, anche importante, avviene in maniera un po' troppo semplicistica, mentre andava sviluppata meglio. Ad esempio: l'immediatezza del rapimento senza colpo ferire, oppure la fuga di Lorne da Norwood, castello di Iain, anche se viene aiutata a fuggire questa scena occupa circa mezza pagina; ancora il matrimonio, che viene ordinato sì dal re Guglielmo ma non c'è nessun tentativo di opposizione, nessuna problematicità nell'accordarlo: la nonna di Lorne chiede al re e questi dispone... o ancora lo scioglimento finale con l'eliminazione del cattivo, poco influente, di questo libro e la pacificazione di tutti: di punto in bianco due clan rivali da anni si rappacificano. Un po' troppo facile.
  • Non mi è piaciuto un certo pietismo di Lorne. Non è che sia una protagonista priva di orgoglio, tutt'altro e ogni tanto emerge, ma poi si lascia andare alla lacrima facile e alla sottomissione rispetto a Iain. No! Mi piacciono le eroine molto più risolute.
Nel complesso, una lettura carina!

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REBECCA BRANDEWYNE: La rosa di Delhi


TITOLO: La rosa di Delhi
AUTRICE: Rebecca Brandewyne
TITOLO ORIGINALE: The Crystal Rose
USCITA ITALIANA: GRS 617, gennaio 2008
Inghilterra, 1850
Mentre si aggira tra i banchi del mercato di Covent Garden, Rose Windermere viene travolta da un uomo dal volto scuro e dai lucenti capelli neri il quale, affidandole una lettera, le sussurra un'inquietante lettera prima di svanire tra la folla inseguito da due loschi individui. Una volta a casa, Rose si accorge che la busta porta un sigillo a lei ben noto, quello della famiglia Thornleigh. All'improvviso, il passato a lungo sopito riemerge con i suoi dolorosi ricordi, e alla dolce Rose sembra di tornare indietro nel tempo, a quando era bambina, in India, nella tragica notte in cui il suo migliore amico, Hugo Thornleigh, scomparve tra le fiamme di un terribile incendio. Mille interrogativi si agitano nella mente della fanciulla, e a uno in particolare il suo cuore desidera trovare risposta: possibile che il giovane straniero che le ha dato la lettera sia il suo amato Hugo, tornato finalmente da lei?
Mantiene di questo libro è praticamente inesistente perchè è costituita da una accozzaglia di episodi messi insieme in maniera confusa e, peggio ancora, per nulla interessante. Ho difficoltà a trovare aspetti interessanti in questo libro. La trama parte dall'India dove abita la numerosa famiglia Windermere. Una notte la piccola Rose Windermere scopre che la casa dei loro vicini è stata incendiata e che gli occupanti, incluso il suo miglior amico, Hugo Drayton, sono rimasti vittime. Spaventati da tanta violenza la famiglia decide di tornare in Inghilterra. Passano gli anni e, un giorno, mentre va al mercato, Rose viene investita da un uomo che fugge e che le lascia uno strano biglietto. Ritrovato questo misterioso personaggio, scopre che si tratta del tanto rimpianto Hugo che pare stia investigando su un tentativo di uccidere la regina Vittoria, oltre a cercare di riprendere il proprio titolo.
Faccio fatica a trovare degli aspetti positivi, ma dico che mi è piaciuto:
  • Certe scene familiari in casa Windermere con la signora, tutta presa dal problema di sposare questa nidiata di figlie, tutte con nomi di fiori, non avendo tanti mezzi. Mi ricordavano, vagamente, certe scene di Miss Bennett e le sue figlie di Orgoglio e Pregiudizio.
Non mi è affatto piaciuta:
  • è una trama oltremodo noiosa: difficilmente mi capita, come in questo caso, di voler scorrere le pagine velocemente, possibilmente saltando passaggi pur di finire il prima possibile.
  • Ho trovato certe svolte della trama decisamente elementari, quasi puerili: l'uomo misterioso lo è davvero poco, se ne scopre l'entità piuttosto facilmente; il cattivo viene preso piuttosto facilmente, anche perchè nel momento della fuga si va a rifugiare dove tutti lo vanno a cercare immediatamente. Ma anche semplicemente il fatto che la famiglia Windermere non appartiene all'aristocrazia, ma da un giorno all'altro viene viene accolta nei migliori salotti e immediatamente le signorine diventano tra le più corteggiate di Londra.
  • I dialoghi sono assurdi: sembrano quelli di Beautiful con i vari personaggi che ripetono sempre le stesse cose e si esprimono in maniera del tutto irrealistica.
  • Infine aggiungo anche certi noiosissimi passaggi didascalici nei quali l'autrice cita un posto di Londra e ne fa la storia; ti spiega la genesi e l'organizzazione della Grande Esposizione voluta dal principe Alberto.
Bocciato, che più bocciato non si può!




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JENNIFER ASHLEY: Il pirata di Mayfair


TITOLO: Il pirata di Mayfair
AUTRICE: Jennifer Ashley
TITOLO ORIGINALE: The Pirate Next Door
USCITA ITALIANA: GRS 616, gennaio 2008
Londra, 1810
Decisa a dimenticare il suo primo, infelice matrimonio e a sposare un uomo rispettabile in grado di darle i figli che desidera, Alexandra Alistair compila una lista di possibili corteggiatori che possano garantirle un'unione agiata e senza imprevisti. Tra questi non può mancare il nome dell'affascinante vedovo che si è da poco trasferito nel palazzo accanto al suo, il Visconte Grayson Finley. Ma quando scopre che il gentiluomo è in realtà un temuto per il quale nessuna sfida è troppo audace e nessun piacere troppo peccaminoso, Alexandra è costretta a scegliere se seguire le regole di comportamento della buona società o fidarsi del proprio istinto, che si tratti salvare il suo nuovo vicino dall'impiccagione, di fuggire da implacabili cacciatori di pirati o di smascherare pericolosi complotti.
Ancora una volta questa autrice non mi convince per nulla e ho fatto davvero fatica a finire questo libro. A leggere la trama mi ero aspettata qualcosa di meglio: Alexadra Alastair, giovane vedova e con un matrimonio alle spalle deludente e un grande dolore di un figlio perso, vuole sposarsi di nuovo per poter avere dei figli e, per fare ciò, ha compilato una lista di gentiluomini appetibili. I suoi piani vengono sconvolti dall'arrivo del suo nuovo vicino, Grayson Finley Visconte Stoke, che ha appena ereditato il titolo. Una sera sente che qualcuno sta cercando di ucciderlo e accorre in suo aiuto. Questo è il loro primo incontro che segna il destino di entrambi perchè subito si sentono attratti reciprocamente. Ma da quando ha conosciuto Grayson, Alexandra è vittima di continui incidenti: viene baciata da uno sconosciuto in mezzo alla strada, viene rapita dalla medesima persona. Scopre che Grayson è stato per anni un pirata ed è vittima della persecuzione di un ex amico e cacciatore di pirati (James Ardmore, protagonista del prossimo libro della serie), oltre a dover scoprire dove è stato portato l'aspirante re di Francia, dopo essere stato rapito.
Di questo libro mi è piaciuto:
  • Mi è piaciuto ben poco: diciamo che salvo alcune scene della prima metà del libro, molto divertenti, per il bizzarro incontro tra due personaggi molto diversi tra di loro: la calma e metodica Alexandra contro l'imprevedibilità e la vita confusa di Grayson.
Non mi è piaciuto:
  • In generale, è difficile che mi piacciono le storie di pirati, perchè non mi affascinano i protagonisti briganti gentiluomini. Quando, poi, si rende il pirata un ibrido né gentiluomo né mascalzone è ancora peggio.
  • In più, in questo caso, la trama era anche particolarmente ingarbugliata con rapimenti su rapimenti, scene di azione su altre con poco spazio per rilassarsi un po'. Diciamo che mi sembra che ci sia un po' troppa carne al fuoco e tutto ciò a scapito di un buon sviluppo dei personaggi.
  • Non mi sono piaciute assolutamente alcune scene che ho trovato proprio disgustose (e non mi sono mai lasciata andare ad un giudizio così estremo). Mi riferisco, ad esempio, a quando Ardmore costringe Alexandra a denudarsi e la tiene così, per umiliarla, per molto tempo, anche davanti agli uomini del suo equipaggio. È vero che lei dimostra dignità anche in questa situazione, ma mi ha proprio disgustato. Seconda scena che mi ha fatto inorridire è quando Ardmore spezza il collo alla cattiva di turno a mani nude e consapevolmente. Brividi, mi sembrava di sentire le ossa rompersi.
  • Come si può intuire da quanto ho scritto sopra, Ardmore ruba proprio la scena al protagonista: sappiamo molto di più su di lui, sulla sua psicologia che su Grayson, del quale non intuiamo il fascino.
Assolutamente bocciato!

SERIE PIRATE
  1. IL PIRATA DI MAYFAIR
  2. THE PIRATE HUNTER
  3. PER AMORE DI UN PIRATA




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